MØGELTØNDER, l’ultimo villaggio a pochi chilometri dalla Germania è un
angoletto di bel mondo dove prenderei una casetta per gustarmi
l’idillio.
Un’unica via acciottolata, marciapiedi sassosi accompagnati da lanterne
alternate ad alberelli. Una sfilata di villette ottocentesche basse, dai
mattoni rossi, armoniose, con grandi finestre che s’affacciano sulla via.
Alcune di esse sono convesse, ad uscire dal piano della facciata. Un castello
da una parte, la chiesa dall’altra. Un parco, sentieri tra le fronde che poi
s’aprono sulla campagna.
Siamo posteggiati in uno spazio erboso assieme a pochi altri mezzi,
all’inizio del paese. Da un lato il bosco, dall’altro le pecore al pascolo.
Dopo la notte in quel di RIBE, altro bellissimo e antico borgo lungo
la costa ovest, dove ci siamo concessi una super cena
New-Nordic, abbiamo dedicato la giornata al
Fiskeri- og Søfartsmuseet di Esbjerg, un acquario con
villaggio navale annesso affacciato sul Mare di Wadden, con tanto di
foche e attività creative as usual.
Abbiamo da poco cenato nel
Van-Globe e fuori ci sono 16
gradi.
Passeggiando col favore della sera, sotto le lanterne accese, si percepisce
il calore delle case danesi. È usanza non avere le tende alle finestre e
arricchire i davanzali con oggetti d’ogni genere.
Le luci sono sempre e solo
calde.
Ovunque. Anche quelle lungo le strade sono alla peggio bianco neutro.
Qualche candelina accesa, riflessi della tv, ombre rilassate sul divano. Una
coppia di anziani abbracciati, una cena riscaldata dalle fiammelle,
abat-jour accesi in diversi punti della stanza.
Per chi si chiede cosa sia, l’HYGGE é ciò che emana dalle finestre popolari danesi quando fuori è
buio.
L’usanza nordica di ricreare atmosfere rilassanti, accoglienti, conviviali è
tutta qui.
Serve per rendere più bella la quotidianità, soprattutto nei lunghi mesi
freddi, condividendone il calore con le persone care.
Star bene con se stessi e con gli altri.
Questo è l’Hygge.
E qui finisce il nostro viaggio danese costantemente accompagnati da questa
gran cosa.
Era il primo agosto quando siamo sbarcati a Rodby. Venti giorni
assolutamente meravigliosi.
Ancora manca qualche tappa teutonica, ma saranno soprattutto chilometri per
rientrare al nostro focolare.
Mi chiedete se sono contento di tornare?
Non proprio.
Caldo, zanzare, smog, cielo giallo, luci fredde, cantieri inutili, gente che
corre lungo le strade, lotte eterne e pensieri quotidiani… non mi fanno
felice, no.
Sapere dove siamo, dove e come viviamo, non é un pensiero leggero, anzi.
Esserne consapevoli e nel contempo pienamente felici é difficile.
Ma ci si appiglia ai dettagli.
Mi rendo conto che solo dilatando il tempo con la mia famiglia o con altri
esseri umani degni, mi sento apposto. Quando corpo e mente sono in
movimento.
Tutto il resto è funzionale a ciò.
Diciamo che siamo in perennemente in viaggio, tipo Neverending Tour di Bob
Dylan, in continua sete di conoscenza e perfezionando il rallentare del
tempo… solo che ogni tanto si lavora, si paga le bollette e si mangia a
casa.